La storia di Suor Vittoria e dei minori che cercano una vita migliore…

Quando le mamme crescono … imparano che le cose si devono vivere da vicino o almeno da una distanza ravvicinata per rendersi conto di essere vive su questa terra.

Sabina, la mia amica, mi ha portato presso le Sorelle Francescane della Carità. Lì siamo state accolte con un grande abbraccio e io ho conosciuto Suor Vittoria. Mentre posavamo tutti i pacchi di giocattoli e di vestiti che avevamo portato ci ha detto :- Posateli lì, tanto stasera non ci sarà più niente. – e quando io le chiedo se hanno incontrato mai gli immigrati, mi risponde che ce sono stati più di cinquanta lì da loro.

“Perché vengono qui?” le chiedo. “ La guerra. “ mi risponde. Mi dice che molti avevano i segni sul corpo della violenza della guerra e dei lavori sovrumani per comprarsi il biglietto del viaggio. Un viaggio che gli scafisti gli mostrano come una crociera. Bellissimo! Invece, arrivati in mezzo al mare vengono fatti scendere e salire su delle barchette. Attraversano il mare così, ammassati come animali. Se osano ribellarsi vengono picchiati, violentati, e poi buttati a mare.

Da quei paesi lontani arrivano tanti minorenni , perché i genitori vogliono metterli in salvo dalla guerra. Le famiglie si dividono e non si sa quanto tempo passerà prima che si incontreranno di nuovo tutti i membri…e se si incontreranno di nuovo tutti. I minori vanno nelle case famiglie e piangono perché vogliono la loro mamma e il loro papà. Suor Vittoria racconta che sono tristi, che piangono da soli in un angolo e cerca di consolare i piccoli. Dice che alcuni non vogliono parlare del loro viaggio.

E ‘ troppo brutto da raccontare. E’ difficile capire cosa hanno dentro, è difficile capire anche le cose più semplice perché la lingua straniera è un ostacolo insormontabile molte volte. Inoltre, la figura cristiana di una suora, la figura femminile è molto difficile da accettare come capace di dare aiuto, di sostenere, di dettare regole precise di comportamento. Io ascolto sentendo tutta la pesantezza del compito educativo e di accoglienza che quelle suore cercano di svolgere, in mezzo alle crisi esistenziali di gente che ha visto la morte negli occhi, e che dopo qualche mese non sa cosa ne sarà del suo futuro. Futuro ! Parola angosciante per i nostri figli e per figli che vengono fatti scappare dalla guerra. Futuro che costringe a diventare aggressivi, a rubare, a difendersi, a minacciare. E davanti a tutto questo c’è chi prende buone uscite milionarie, c’è chi si siede in parlamento a riscaldare la sedia , c’è una classe politica ed economica incapace di creare dignità.

Restano solo le madri che crescono di cui fortunatamente il mondo è pieno. Meno male !

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Donna, mamma, e lavoratrice precaria ( da 15 anni ) che ha visto nella maternità, nella relazione di coppia, nella precarietà sociale una strad infinita per crescere e guardare oltre il proprio confine personale. Nella sua vita si intersecano ogni giorno il racconto della storia di Modica e il racconto di fiabe per bambini, la cui fantasia, creatività, innocenza, grandezza va protetta ad ogni costo da una società, una scuola, una famiglia sempre più spesso distratta, impreparata, incapace di mettere al giusto posto le priorità.

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