In tempi di crisi. La lezione del passato e la sfida del futuro

Nella sua lunga storia la provincia di Ragusa ( ex- Contea di Modica ) ha conosciuto tre “rivoluzioni agrarie ” e due “rivoluzioni industriali,” a conferma del dinamismo sociale del territorio che oggi si è interrotto per la crisi economica generale e per il deficit di classi dirigenti.

La prima rivoluzione agricola fu la diffusione dell’enfiteusi, che nel corso del XVI secolo frantumo’ il latifondo e diede vita alla piccola e media proprietà specializzata nella produzione cerealicola e nell’allevamento. Grano e carne alimentarono l’export euromediterraneo della Contea per tre secoli, assicurando un’ accumulazione di ricchezza e rendite che rese possibile la ricostruzione barocca dopo il terremoto del 1693.

La seconda trasformazione delle campagne riguardo’ lo sviluppo delle coltivazioni arboree nel XIX secolo. Nell’ altopiano tra Ragusa e Modica carrubeti e oliveti modificarono il paesaggio rurale , laddove le aree costiere registrarono l’ “esplosione” del vigneto ( oltre 40.000 ettari nel 1887 tra Vittoria e Comiso ) del cotone e del tabacco. Le borghesie iblee conobbero una nuova stagione di benessere che consentì l’edificazione di palazzi neoclassici e di ville Liberty di grande pregio.

L’ultima rivoluzione “verde” ha avuto come protagoniste la serricoltura e le coltivazioni a pieno campo della “fascia trasformata” (Ispica, Scicli, S.Croce, Vittoria, Acate ) nel quarantennio 1950-1990, che hanno dato all’agricoltura iblea primati a livello nazionale per quantità e qualità dei nostri prodotti. La nostra Provincia è diventata la “regina” dei fiori e degli ortaggi ( pomodori, zucchine , melanzane ) , con un’elevata produzione lorda vendibile in agricoltura ( terza in Italia ), ne’ vanno dimenticati i successi del settore lattiero-caseario e vitivinicolo.

Questo pezzo di Sicilia, tuttavia, ha sperimentato anche le profonde trasformazioni della società industriale. Non abbiamo avuto soltanto” massari” e contadini , ma anche operai , tecnici, managers. La scoperta del petrolio nel 1953 ha segnato la prima “rivoluzione industriale”, basata sullo sfruttamento delle risorse minerarie e sulla petrolchimica. Per un trentennio Gulf, Azasi , Eni hanno investito capitali privati e pubblici, e  nell’ arco di un trentennio  hanno sbloccato il tradizionale ruralismo ibleo, modificando radicalmente  costumi, abitudini, mentalità collettive.

Alla fine degli anni ’80 il “sogno americano” della grande industria si è rivelato illusorio, mentre reali e durature sono state le conseguenze della modernizzazione culturale.

Su queste solide radici di lavoro e di innovazione ha piantato le sue radici la seconda “rivoluzione” delle piccole e medie imprese , che nell’ultimo trentennio hanno rappresentato la spina dorsale della “nuova economia” iblea. Gli stessi sindacati (a lungo attardati sulla “vertenza Ragusa” ) non hanno compreso la mutazione genetica del territorio. Alluminio, legno e arredamento, settore marmifero e lapideo ( la pietra di Comiso e di Modica ), agroalimentare, avicultura, danno vita ad embrionali distretti produttivi sul modello dell’Italia nord-orientale e centrale ( Veneto, Emilia, Marche ). Impresa familiare, reti fiduciarie, innovazione tecnologica sono stati gli ingredienti di questo “miracolo economico”.

Ora rischiamo di perdere tutto, di cancellare strutture produttive, simboli, memoria di queste epocali trasformazioni che hanno plasmato il territorio e il suo paesaggio. Il tempo della crisi non ci lascia scampo. Occorrono credito,  programmazione vera,  strategie di marketing, buona politica europea e mediterranea a sostegno delle nostre imprese.

Abbiamo bisogno di cabine di regìa regionali e nazionali, di concertazione sociale, di una nuova leva di imprenditori, di una scuola e di saperi capaci di affrontare la “sfida globale” dei mercati.

Abbiamo bisogno di politici e amministratori onesti e competenti, di vere classi dirigenti, di politici e amministratori onesti e competenti. Abbiamo bisogno di vere classi dirigenti, all’altezza di quelle che hanno costruito la grande Storia di questa terra.

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