Tentata concussione, condannato ingegnere capo del Comune di Scicli

L’ingegnere capo del Comune di Scicli Guglielmo Spanò, in quiescenza dal 1 luglio, è stato condannato dal Tribunale collegiale di Ragusa (Vincenzo Panebianco, Maria Rabini e Francesca Aprile) a tre anni di reclusione per tentata concussione, oltra alla interdizione dai pubblici uffici, al pagamento delle spese processuali e al risarcimento alle parti civili da quantificare in separata sede. Assieme a lui è stato condannato a un anno di carcere anche Rosario Liuzzo dipendente comunale dell’ufficio tecnico, per il reato di abuso di ufficio. Pene superiori rispetto a quelle richieste dal pm Santo Fornasier nel corso della sua requisitoria.

La pubblica accusa aveva richiesto la condanna a 2 anni e sei mesi di reclusione per Guglielmo Spanò (difeso dall’avvocato Carmelo Di Paola) per induzione indebita a dare o promettere utilità, e l’assoluzione per Rosario Liuzzo (difeso dall’avvocato Simona Pitino) per prescrizione del reato.

Le parti civili, Guglielmo Cartìa e Paola Iacono attraverso i legali Enzo Trantino e Fabrizio Cavallo avevano invece chiesto la condanna di Spanò per tentata concussione.

Era stata la pubblica accusa nel corso della requisitoria a ricostruire la vicenda iniziata nel 2009 quando la famiglia Cartìa Iacono di Scicli ottenne la concessione edilizia per la casa a mare nella proprietà confinante con quella di Spanò e delle sue sorelle nel territorio comunale.

Stando all’accusa, da quel momento iniziò una serie di incontri definiti da pm ‘intrattenimenti poco giudiziosi’ per cercare una intesa perché il progetto prevedeva una balconata aggettante che “infastidiva i dirimpettai” e la famiglia dell’ingegnere capo, secondo la ricostruzione del pm, voleva un accesso più agevole. Una sorta di pressione psicologica che sarebbe sfociata nel consiglio diretto di Spanò ai vicini di casa, pronunciato in tono “preciso, puntuale, freddo e scostante, non amichevole” di non costruire ma di vendere la proprietà alle sorelle.

Il rappresentante della pubblica accusa – che ha ricordato anche i 15 sopralluoghi effettuati alla parte offesa in corso dei lavori e i due deferimenti all’Autorità giudiziaria finiti con le assoluzioni della parte offesa – ha più volte rimarcato il valore evocativo che il ruolo di ingegnere capo del Comune poteva incutere nella controparte, un ‘consiglio’ che avrebbe fatto leva sulla sua funzione. Di qui la richiesta di condanna.

Le parti civili attraverso i loro legali si ritengono “soddisfatte per la sentenza che considerano un equo ristoro anche morale per gli abusi subiti”. Nessun commento dalla difesa di Spanò. 

(FONTE: AGI)

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