Torna a parlare il Pm Nino Di Matteo: “Nessuno dal fronte istituzionale ci ha mai aiutato..”

“Penso che in questi anni c’e’ stata questa lotta tra chi vuole andare avanti e chi invece vuole tornare a quel tipo di visione della mafia come un problema dei brutti sporchi e cattivi e che vede sempre come un pericolo chi, tra i magistrati e le forze dell’ordine, vuole indagare sui rapporti tra alti e altri”.

Lo ha detto il sostituto della Procura nazionale antimafia, Nino Di Matteo, intervenendo alla presentazione del libro “Avanti mafia!” del giornalista Saverio Lodato, nell’atrio della biblioteca comunale di Casa Professa, a Palermo.

Secondo il magistrato che ha rappresentato l’accusa al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, “hanno sfruttato le defaillance dell’antimafia di facciata dei salotti, delle confindustrie, per distruggere o tentare di distruggere l’antimafia sociale, politica, quella che parte dal basso e si deve alimentare con il sentimento del popolo. Hanno tentato di fare passare il messaggio che la mafia fa schifo e l’antimafia pure. Io ho la sensazione che, in parte, ci sono riusciti”.

Il pm parlando proprio della sentenza del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, non riesce a a trattenere una considerazione amara.

“Credo che non si possa discutere che la sentenza ha avuto una portata storica. Mentre il Paese veniva gettato nel panico, i nostri colleghi saltavano in aria e venivano piazzate bombe in strade e musei, qualche altro pezzo dello Stato trattava con Cosa nostra e andava a chiedergli cosa voleva per smettere di mettere bombe. Attraverso questa trattativa Cosa nostra ha messo sotto ricatto tre governi della Repubblica: Ciampi, Amato, Berlusconi. Ebbene, da nessuno di questi tre governi e’ arrivata una notizia, una conferma di questo ricatto subito. Nessuno dal fronte istituzionale ci ha mai aiutato o anticipato questa conclusione. Queste cose non possono passare inosservate ma il muro di gomma con il quale ci siamo confrontati in questi anni – il silenzio – non mi piace: questa democrazia non puo’ non confrontarsi con quelle che sono le risultanze di decenni di indagini. Non puo’ ignorare quello che scritto nella sentenze Dell’Utri e Andreotti”.

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