Tra un post e un selfie, si scontrano le petizioni di principio ma muore l’umanità

Quello che sta facendo il Governo italiano, con in testa il Ministro Salvini, in merito alla questione migratoria, non è solo frutto di una strategia del consenso. Il Ministro dell’Interno ha compreso che in buona parte del popolo italiano c’è un desiderio intimo di autoritarismo, razzismo, revanscismo e pseudo-nazionalismo, motivato essenzialmente dalla necessità di scaricare verso l’esterno, verso un nemico “altro”, tutta la frustrazione dei propri fallimenti. Questo sentimento collettivo di rabbia e impotenza viene lavorato con cura certosina dal capo della Lega per farne una vera e propria politica dell’odio, un odio verso i migranti ma anche verso l’Europa e le altre nazioni più ricche e potenti di questa nostra perennemente fantozziana Italia.

Su facebook, non solo gli analfabeti funzionali ma, sempre più spesso, quanti dovrebbero rappresentare la parte più istruita del paese, scaricano veleno con post illegibili, chiedendo le cose più atroci a discapito di tanti poveri disperati, tra i quali donne e bambini, già martoriati dalle torture e dalla terribile esperienza di essere stati venduti, come fossero oggetti, ed oggi ostaggio di uno Stato c.d. civile, che nega, di fatto, la sua appartenenza al mondo dell’Europa dei diritti dell’Uomo.

Dall’altra parte, con l’unica eccezione di Claudio Fava, forse ultimo tra gli ultimi veri esempi di “Uomo dello Stato” (altro che Salvini o Di Maio!), c’è la palude dei c.d. “buoni”, i residuati patetici (mi dispiace dirlo) di una sinistra post-ideologica e senza più dottrina, animata sì dai più nobili principi della solidarietà e dell’accoglienza, ma disponibile a marciare preferenzialmente lì dove “c’è il pezzo”, dove le telecamere di tutto il mondo si raccolgono per raccontare una delle più grandi tragedie del nostro mondo contemporaneo.

Sotto i riflettori spuntano come funghi gli arcobaleni, i tamburelli e i volti dipinti, in perfetto stile “alternativo”, i cortei con i grandi manifesti, scritti rigorosamente a mano (perché fa più ‘68) e l’immancabile Iphone X, per il selfie d’obbligo da pubblicare sul profilo personale.

In realtà questa pseudo-sinistra, troppo spesso semplicemente egocentrica e autoreferenziale, rappresenta l’altro lato della stessa medaglia, l’altra forma di reazione collettiva alla medesima frustrazione dei fallimenti nazionali.

Questi due diversi fronti si oppongono con una lotta senza pari a colpi di tweet mentre esseri umani in carne e ossa vengono trattenuti a bordo di una nave, ostaggio della psicopatia di un potere lasciato nelle mani delle persone sbagliate, o nelle campagne italiane, dove nuove e più intollerabili forme di schiavitù si consolidano e si consumano tragicamente.

Tra un post con l’effige di Mussolini e il selfie della protesta al porto di Catania, passando per chi mette capre e cavoli insieme, i tragici fatti di Genova con la vicenda Diciotti, ciascuno portandosi dietro tutto il limite delle petizioni di principio che fanno dei diritti “una coperta troppo corta”, l’umanità sta morendo, nell’indifferenza collettiva della stragrande maggioranza degli italiani “brava gente”, esattamente come accadde tra il ‘22 e il ‘44 dello scorso secolo.

Bisogna passare il guado? Bisogna lasciare che questa notte senza luna e senza stelle passi sopra le nostre teste, lasciando indietro il respiro di uomini, donne, bambini, la cui unica colpa è quella di essere nati dalla parte sbagliata del mondo, di essere poveri, di non sapere leggere e scrivere, di non essere considerati come esseri umani perché non rappresentano null’altro se non lo strumento per consentire a noi di sentirci migliori, con l’odio o con una solidarietà sempre più ipocritamente velleitaria?

Se questo è un uomo, dobbiamo ripetercelo ogni giorno, quando accendiamo la bella TV Full Hd e vediamo il TG con il nostro abbonamento pay per view (noncuranti dello sfruttamento che ne sta alla base), quando difendiamo i nostri figli bulletti aggredendo gli insegnanti, quando facciamo il finanziamento per acquistare l’ultimo modello di smartphone modaiolo, probabilmente realizzato in una qualche fabbrica asiatica da un bambino di appena dieci anni, e quando la mattina ci guardiamo allo specchio e dobbiamo fare il consuntivo delle nostre scelte di vita.

Se questo è un uomo, l’interrogativo inderogabile, rivolto prima di tutto a noi stessi, per non scoprirci come mostri dietro le logore, insopportabili maschere dell’ipocrisia.  

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine