Tutti desideriamo la serenità. Il caso di Brittany Maynard, 29enne che ha scelto l’eutanasia

Ha ottenuto notevole eco sulla stampa la morte volontaria di Brittany Maynard, 29 anni, affetta da tumore cerebrale maligno. Da San Francisco si era trasferita a Portland, nell’Oregon, uno dei quattro stati Usa dove l’eutanasia è legalizzata. Aveva detto: «Non sono depressa, non tendo al suicidio. Non voglio morire, ma sto morendo. E voglio farlo a modo mio, con dignità. Augurando a tutti di morire con dignità. Sono malata, sabato mi uccido. Potrò anche cambiare idea. Dipenderà dalle mie condizioni. Intanto mi sono procurata i farmaci letali. Sapere che ho la medicina in tasca mi dà serenità».

Tutti desideriamo la serenità. Se la paura della morte ha contribuito, in origine, alla nascita delle religioni, oggi non è più la morte, ma il come si muore a far paura. Scegliere come morire è il vero modo di sconfiggere la morte. Da anni si parla di testamento biologico, di autodeterminazione anticipata di volontà. In Parlamento giace la proposta di legge d’iniziativa popolare per l’eutanasia legale sollecitata e promossa dall’Associazione Luca Coscioni unitamente a Radicali italiani, Exit Italia e Uaar firmata da migliaia di cittadini italiani e depositata in Cassazione. «Legalizzare l’eutanasia significa autorizzare i medici a eseguire la volontà di un malato di porre fine alla sua esistenza quando arriva ad essere una mera successione di dolore e sofferenza senza alcuna speranza di guarigione».

Non c’è bisogno di andare in America per comprendere quanto sia importante affrontare anche nel nostro Paese questo tema etico. Tantissimi italiani, infatti, varcano il confine per recarsi in svizzera dove l’eutanasia è consentita dalla legge. Il costo va dai 5.000 ai 7.000 euro. Il malato può decidere quale musica ascoltare nelle ultime ore che gli restano da vivere e il cocktail letale dovrà berlo da solo, nessuno può aiutarlo a ingerire. Il fatto è che se è italiano, dovrà fare anche tutto da solo e senza neppure avere la compassione dei suoi familiari. Sì perché in Italia se qualcuno assiste all’eutanasia di un parente o di un amico viola l’articolo 579 del codice penale e quindi è perseguibile dalla legge. Indipendentemente dal nostro ordinamento giuridico, resta il dato oggettivo che la maggioranza delle persone che optano per il suicidio assistito lo ottengono.

Pertanto il suo impedimento serve solo a peggiorare ulteriormente le condizioni di sofferenza dei malati terminali, oltre, naturalmente, al discorso di tornaconto politico che alcuni leader di partito ottengono.

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Enza Iozzia modicana di origini, dal 2001 vive a Piacenza. Nello stato di famiglia risulta sposata con 2 figli. Professionalmente è impegnata nel sociale. Per apparire nelle varie testate giornalistiche si è “inventata” un nuovo modo di fare cultura Il suo motto: Non è l’arte a rendere la donna diva, ma è la DONNA a rendere l’arte divina.

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