Un pensiero su Saverio Terranova…però “fuori dal coro”!

Parlare di qualcuno che non c’è più è difficile, soprattutto quando se ne vuole ricordare, con affetto e onestà intellettuale, pregi e difetti, evitando di cadere nelle solite, banali e spesso ipocrite lusinghe post mortem.

Cerchiamo, allora, di fare il punto sulla complessa personalità politica di un uomo che per diversi decenni è stato uno dei massimi esponenti della classe dirigente cittadina.

Saverio Terranova è riuscito, ad appena 30 anni, a salire sul campidoglio modicano, dopo avere condotto e vinto una battaglia, “renziana” ante litteram, contro l’allora gruppo egemone del suo partito, la Democrazia Cristiana.

E’ stato il sindaco più giovane d’Italia e proprio in ragione della sua età ha portato a S. Domenico una diversa concezione della gestione amministrativa, sicuramente in linea con le istanze economiche e di sviluppo tipiche dell’Italia dei primi anni ‘60.

Da Sindaco ha voluto un ripensamento generale del tessuto urbano, incentivando lo sviluppo edilizio nel centro storico, alla Sorda e a Marina di Modica.

E’ intervenuto in modo deciso sulla rete viaria, per assecondare l’uso dell’automobile anche laddove “gli antichi” avevano immaginato il solo passaggio umano (o al massimo di qualche mulo).

Quello che, però, ha caratterizzato senz’altro la sua esperienza politica è stato il tentativo di creare un polo industriale modicano.

Ora, sappiamo tutti che l’esperienza industriale cittadina è fallita, crollando su se stessa come il Golem. Sotto questo aspetto, dunque, possiamo ritenere che anche Saverio Terranova, come tutta la classe dirigente del suo tempo, non ha intuito la mera velleità di questo progetto industriale laddove, invece, c’erano tutte le premesse per investire sull’unicità del nostro territorio e valorizzarne la vocazione turistica. In quel momento, però, nessuno immaginava un modello economico che non fosse basato sulla produzione materiale, per cui si può perdonare, al nostro come ai suoi contemporanei, questo limite di visione politica a lungo termine.

Si può e si deve dire che il grande sviluppo edilizio cittadino, di cui il prof. Terranova è stato un importante coprotagonista sul piano politico, poteva e doveva essere gestito diversamente, magari con maggiore attenzione per certe caratteristiche architettoniche modicane, spesso sacrificate sull’altare di quello che, almeno in quel momento, sembrava l’unica forma di progresso possibile.

Anche il prof. Terranova, come gli altri politici del suo tempo, ha giustamente assecondato le fortissime istanze di modernizzazione urbana, sebbene non sia riuscito a salvaguardare alcune zone della parte antica della città e a “governare” secondo un ordine di logicità, funzionalità e razionalità, la nascita e la crescita della parte nuova.

Insomma, lungi dai soliti panegirici e per rispetto dell’intelligenza di voi lettori e dello stesso interessato, vorrei dire che quella di Saverio Terranova è stata una vita politica intensa e sicuramente degna di essere raccontata, perché rappresenta uno spaccato tipico dell’Italia della seconda metà del ‘900, con le sue luci e le sue ombre.

Ciò detto, vorrei concludere con un ricordo personale.

Tanti anni fa, alla fine di un lungo e appassionato confronto di idee, consumato in un ristorante di Torino, egli mi guardò e mi disse: “caro Antonio, tu sei ancora pieno di ideali e credi ancora nella bontà intrinseca delle persone, ma sappi che stai confidando in qualcosa che non esiste. La politica, sai, può dare ad un uomo gli strumenti per aiutare gli altri, per dare loro una sistemazione a vita, una sistemazione per la quale si potrebbe e dovrebbe ricambiare almeno con un sentimento di gratitudine e di affetto. Io ho aiutato tantissime persone, tantissimi volti pieni di affetto che si sono presto trasformati in altrettante spalle piene di indifferenza…”.

In quel momento non compresi esattamente cosa volesse dire ma adesso, a distanza di circa 20 anni e dopo mille delusioni, ho la piena consapevolezza della sua paterna raccomandazione.

Grazie Prof.

Se, come lei sosteneva sempre, Marx si è sbagliato sulla fede e sulla religione, un giorno ci rivedremo ed allora non mancherò di provocarla nuovamente con le mie solite, ostinate uscite da inguaribile bolscevico…

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