Una lapide per ricordare Spampinato, giornalista “ucciso perché cercava la verità”

Una lapide da ieri ricorda l’uccisione di Giovanni Spampinato a Ragusa, davanti al carcere dove il 27 ottobre del 1972 venne assassinato. Sulla lapide c’è scritto” La Città di Ragusa in memoria di Giovanni Spampinato, giornalista, voce libera e coraggiosa che per il suo tenace impegno nella ricerca della verità la sera del 27 ottobre del 1972, in questo luogo venne assassinato. Il sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì, ha scoperto la targa accompagnato dal fratello di Giovanni Spampinato, Salvatore e circondato dalla giunta, dalle autorità iblee, in testa il prefetto Giuseppe Ranieri con il questore Giusi Agnello e i comandanti provinciali dei carabinieri, Gabriele Gainelli, della Finanza Giorgio Salerno e della polizia penitenziaria Chiara Morales (c’era anche la direttrice del carcere Giovanna Maltese). “Giovanni Spampinato è una figura importante per la comunità ragusana. Fu vittima quasi 50 anni fa di un fatto di sangue come pochi se ne sono visti a Ragusa, prima e dopo. Giustamente se ne parla e la comunità ragusana intende ricordarlo e commemorarlo con questa targa. Se ne parla oggi – dice il sindaco Cassì all’Agi – perché ancora non si è andati fino in fondo, non si è riusciti o non si è voluto trovare la verità su quello che è avvenuto nei mesi precedenti a questo omicidio. Sappiamo che c’era stato un altro omicidio quello dell’ingegnere Tumino, e lui stava indagando da buon giornalista; aveva formulato delle ipotesi sulle ragioni dell’altro omicidio e in quella sua attività puntigliosa e precisa trovò la morte”. Il rpimo cittadino di Ragusa conclude dicendo: “Evidentemente i due delitti sono collegati ma ancora non si è fatta piena luce. In quegli anni c’era anche l’ipotesi di una matrice golpista neofascista alle spalle di quel fatto. A Ragusa in quel periodo c’erano presenze inquietanti e trovare il collegamento tra quei fatti e arrivare alla verità, potrebbe portare ad archiviare almeno dal punto di vista giudiziario quel caso così violento, della morte di Spampinato. Il dato importante è che la Magistratura ha riaperto questi fascicoli ed ha ricominciaro ad indagare con le tecniche investigative che allora non c’erano e speriamo che si riesca finalmente a fare luce: questo dobbiamo a Giovanni Spampinato”. Poche parole dette dal fratello Salvatore che da decenni si batte chiedendo la verità; ha ringraziato il Comune per avere accolto la sua richiesta e al Movimento 24 agosto che lo ha aiutato a portarla a termine: “Ringrazio a nome della mia famiglia, siamo contenti, sono molto emozionato; abbraccio anche tutti gli amici di mio fratello Giovanni che son qui”. E’ stato il giornalista Angelo Dinatale a tracciare il profilo di Giovanni Spampinato, che arriva oggi “al lascito culturale di Giovanni, verità e coscienza, da focalizzare in linea con i principi che lui perseguiva”. Ha ricordato gli anni in cui operava Spampinato, quelli della strategia della tensione, in cui “operò da cronista di provincia, con impegno e coscienza politica” ed ora “è importante che tutta la comunità faccia in modo di agire per correggere e cancellare una memoria distorta che per attribuì alla sua imprudenza la responsabilità di ciò che gli accadde”. Come avevamo scritto mesi fa (LEGGI), la Procura di Ragusa con il procuratore capo Fabio D’Anna e il sostituto Santo Fornasier (presente quelst’ultimo alla cerimonia) ha riaperto le indagini sulla morte dell’ingegnere Angelo Tumino, che venne ucciso il 25 febbraio del 1972 e sul quale Spampinato indagava. Spampinato aveva ipotizzato che una delle piste alla base di una brutale uccisione, ci fosse una vicenda legata ad un prezioso pezzo di antiquariato. “Tra le persone interrogate con maggiore insistenza fin dall’inizio c’era il figlio di un magistrato di Ragusa, il giovane Roberto Campria – annota Spampinato -, che doveva tra l’altro spiegare come mai, subito dopo il ritrovamento del cadavere del Tumino, si trovasse a casa dell’ucciso, in compagnia del figlio dell’ingegnere. Tumino e Campria erano molto amici, si frequentavano assiduamente, pare per rapporti d’affari”. E fu proprio Campria ad uccidere Spampinato. Ed ora potrebbe emergere un altro elemento che potrebbe portare a collegare i due delitti con un’altra morte per lo meno singolare, l’antiquario che a gennaio del 1973 morì folgorato. 

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