Unlearning, ovvero una via per la felicità..

Martedì scorso la Banca del Tempo di Modica e il Cineclub 262 hanno proiettato in anteprima regionale Unlearning, un film documentario di e con Lucio Basadonne, Anna Pollio e la loro piccola Gaia.

La trama del film prende avvio da uno strano disegno di Gaia che ritrae un pollo a quattro zampe, e dalla conseguente scelta di Lucio e Anna, impressionati da questo fatto e stressati dal peso di giornate sempre più alienanti, dalla preoccupazione per i soldi mai sufficienti a pagare il mutuo e le bollette, dalla stanchezza di un ritmo quotidiano asfissiante che non lascia la possibilità di liberare le energie individuali verso l’armonia della natura nel susseguirsi delle stagioni e le ciclicità dei bisogni più elementari del corpo e della mente, di lasciare tutto per sei mesi, di condividere la casa con altre persone e di intraprende un percorso di conoscenza all’interno di uno stile di vita alternativo, per certi aspetti singolare, sicuramente caratterizzato da mille sfaccettature e da tante contraddizioni ma sicuramente meritevole di attenzione e di riflessione.

In questi sei mesi, dalla Sicilia fino al ritorno a Genova, Lucio, Anna e Gaia hanno incontrato i personaggi più disparati, eccentrici, border line, in alcuni casi eccessivamente antitetici al concetto comune della “normalità”, ma tutti accomunati da un unico desiderio: vivere felici a dispetto della profonda insoddisfazione e infelicità del modello sistemico contemporaneo.

Ed allora, vedendo il film, abbiamo appreso dell’esistenza di famiglie che hanno deciso di coltivare un pezzo di terra e di vivere con i frutti del loro duro lavoro, alternando i ritmi naturali della campagna con l’altrettanto impegnativo compito di educare ed istruire i propri figli.

Abbiamo scoperto che esistono condomini basati sul principio del co-housing, cioè sul concetto secondo cui gli spazi non strettamente legati alla sfera privata possono essere condivisi. Anzi, proprio grazie a questa condivisione ognuno dei coinquilini assume su di sé la responsabilità della serenità e della felicità altrui, soprattutto condividendo la cura e l’attenzione verso chi è meno fortunato ed ha bisogno di aiuto.

Le Banche del Tempo hanno sicuramente avuto un ruolo importante sia durante il viaggio che nella fase di montaggio del film, dimostrando che non è vera la tesi secondo cui tutto deve avere un valore di mercato e deve essere oggetto di mercimonio e che il tempo può diventare lo strumento attraverso cui vengono effettuati gli scambi interpersonali ed il mezzo attraverso cui questi scambi perdono il carattere spersonalizzante, caratteristico delle operazioni economiche, mettendo il fattore umano al centro della relazione reale e positiva tra chi offre il suo tempo e chi lo riceve.

Anche il baratto, la più antica e diretta forma di scambio tra gli esseri umani, ha costituito un tassello fondamentale nella narrazione del film. Basti pensare che attraverso il wwoofing e il baratto i tre protagonisti hanno speso solo 600 euro in sei mesi di viaggio.

A corollario di tutte le esperienze fatte da Lucio, Anna e Gaia c’è poi un elemento assolutamente imprescindibile: la fiducia verso le persone. Anzi, proprio la fiducia è uno dei temi fondamentali da perseguire, forse quello principale ed imprescindibile, un tema che si pone in totale antitesi rispetto alla cultura del nostro tempo.

Ed infatti, viviamo in un mondo che ci ha educati a diffidare, a pensare che gli altri abbiano sempre un doppio fine da raggiungere a nostro discapito. Ci siamo fatti sorprendere e sopraffare dalla paura di perdere qualcosa di nostro a causa di una qualsiasi relazione con gli altri e così facendo ci siamo chiusi nel nostro piccolo mondo, ossessionati dal possesso degli oggetti, dal desiderio di avere l’ultimo modello di smartphone e l’autovettura più bella e innovativa, dalla bramosia di superare gli altri sfoggiando i vestiti migliori e le più elevate posizioni professionali e nello stesso tempo ci siamo sempre più isolati nelle nostre carceri dorate, per impedire che altri possano condividere ciò che è nostro intaccando la nostra piccola ed insignificante supremazia consumistica. Ma così facendo abbiamo perso il bene più importante che avevamo: la vera felicità.

A mano a mano siamo rimasti incastrati all’interno di un circolo vizioso, siamo diventati individui che ammassano compulsivamente beni materiali ritenendo che attraverso gli oggetti si possa riempire il vuoto che ci circonda e nello stesso tempo siamo in lotta gli uni contro gli altri, ciascuno pronto a guerreggiare per difenderne la proprietà.

Da questa premessa nasce l’idea malsana, in questi giorni scelleratamente caldeggiata da qualche politico molto opportunista, secondo cui sarebbe legittimo togliere la vita ad un uomo per il solo fatto che questi abbia messo in discussione la sfera di possesso altrui.

La legittima difesa dei beni materiali viene sbandierata come strumento di legittima offesa del bene-vita, in un rapporto squilibrato che non riesce più a distinguere la differenza immensa che esiste tra l’oggetto e la persona.

Ecco, Unlerning ci insegna a dimenticare, a disimparare questo modello hobbesiano che ci ha reso tristemente cupi, soli e squallidamente aggressivi, per abbracciare una diversa filosofia, un diverso modo di costruire i rapporti con il mondo circostante.

Ed in fondo Unlearning significa che disimparando possiamo “reimparare” a vivere come facevano i nostri nonni, in piena armonia con i vicini e con la grande, unica famiglia chiamata quartiere.

E’ questo, credo, ciò che dovremmo capire: l’importanza dello stare insieme e dell’essere comunità, fratelli e sorelle tutti figli di un solo Dio o della terra o dell’universo o semplicemente del caso o di chi volete voi. Non è importante chi ha voluto la nostra presenza nel mondo ma è importante che ci siamo, gli uni insieme agli altri, senza distinzione utilitaristica o di convenienza, uniti dallo stesso universale bisogno di felicità.

Solo con la fiducia, però, la felicità è possibile.

Solo in funzione della reciproca felicità, la fiducia può tornare ad essere la nostra più naturale fonte di ispirazione…

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