Vittoria, le mani della Stidda sul business degli imballaggi: sequestrati 35 milioni a Elio Greco

Emanuele (Elio) Greco

Beni per un valore di 35 milioni di euro sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Catania a Emanuele ‘Elio’ Greco, di 59 anni, ritenuto dagli inquirenti alleato di alcuni esponenti della Stidda con ruoli di spicco nel clan Carbonaro – Dominante. Secondo i magistrati, Greco e gli uomini della Stidda avrebbero stretto i rapporti per gestire il mercato degli imballaggi destinati alle produzioni ortofrutticole di Vittoria, uno dei più grandi centri di distribuzione italiani. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale su richiesta della Dda della Procura di Catania. I militari hanno sequestrato 42 immobili, dei quali 26 fabbricati e 16 terreni situati nel territorio di Vittoria, 20 titoli e rapporti finanziari, un’autovettura, una motocicletta e otto imprese.

“Il cartello mafioso”

Greco in passato è stato rinviato a giudizio per la sua partecipazione, dal 2012 al 2017, a Cosa Nostra, con il clan Rinzivillo attivo nelle provincie di Caltanissetta e Ragusa. Gli accertamenti patrimoniali, eseguiti dal Gico di Catania, hanno permesso di “ricostruire il complesso quadro di imprese di fatto gestito da Greco, individuandone gli asset patrimoniali illecitamente accumulati nonché l’acquisizione di beni privati con risorse finanziarie di provenienza illecita”. Greco, secondo l’accusa, faceva parte di un cartello di imprenditori che si “sostenevano reciprocamente acquisendo il predominio del settore, dettando le regole del gioco anche agli operatori che non partecipavano al cartello mafioso, senza peraltro avere la necessità di ricorrere all’uso della violenza, dividendosi i lucrosi guadagni”.

Minacciato anche un giornalista

Uno dei figli di ‘Elio’ Greco e un dipendente delle sue imprese sono stati rinviati a giudizio, nel marzo 2017, con l’accusa di minaccia continuata al giornalista Paolo Borrometi, sotto tutela per una serie di articoli stampa nei quali si focalizzava l’attenzione sugli intrecci affaristico-mafiosi che si registrano nel territorio della Sicilia sud-orientale.

Le indagini

Le indagini degli specialisti delle fiamme Gialle, su delega della Procura distrettuale, si sono avvalse di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, dall’esame di documentazione bancaria e contabile, dalle evidenze di atti pubblici e scritture private e dalle risultanze emerse a seguito di verifiche fiscali. Da ultimo anche dalle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite nell’ambito dell’operazione “Ghost trash” eseguita dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Catania, nel dicembre 2017, con l’esecuzione di 8 misure restrittive personali e il sequestro di beni per oltre 15 milioni di euro.

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