“Vorrei solo rivedere le mie figlie”, quando la giustizia “divide”: la storia di Francesco Montalbano

Quando la giustizia divide e pone ulteriori ostacoli, invece di esercitare il ruolo supremo del quale è investita.

È una storia assurda, quella di Francesco Montalbano, 42enne modicano, esempio di vita, determinazione e voglia di lottare.

I suoi trentotto interventi, ai quali si è sottoposto (come dice lui, sempre col sorriso tra le labbra, né tre né otto, trentotto!) a seguito di un grave incidente all’età di appena 15 anni, non fanno di Francesco un martire o una vittima, il suo carattere non lo consentirebbe e le “stigmate” che porta visibili sul proprio corpo, seppur tali, non sono mai state per lui un freno.

I problemi di Francesco, invece, derivano da una condizione particolarmente diffusa nel nostro Paese, un matrimonio che crolla sotto al peso di responsabilità non individuabili e due figlie, piccole e non autonome, che vengono “contese”.

La situazione si aggrava con l’assenza fisica della moglie del 42enne che decide di lasciare Modica, andando lontano migliaia di chilometri. Con queste (seppur brevi) premessi, arriva la prima ordinanza presidenziale del Tribunale (di Modica, n.d.r.). Una sentenza dai tratti incredibili e che, non a nostro dire ma a giudizio della Corte di Appello di Catania che la riformerà per intero, sicuramente non rende giustizia a Francesco Montalbano, causando invece un distacco inaccettabile per un padre, a maggior ragione disabile.

francesco montalbanoFrancesco, secondo i dettami del Tribunale modicano, può vedere le sue bambine 4 volte l’anno (una domenica ogni tre mesi) più Pasqua e Natale (o Capodanno). Ovviamente, neanche a dirlo, senza pernottamenti dal padre.

La sentenza “shock” sarà riformata pressoché per intero dalla Corte di Appello di Catania (come si diceva), la quale decreterà per il padre la possibilità di vedere le figlie 44 volte in un anno, con due giorni consecutivi al mese, contemplando di fatto il pernottamento.

Eppure l’atteggiamento della madre, riscontrabile in atti di parte depositati, è sempre stato di “chiusura” nei confronti ad un pacifico avvicinamento del padre alle proprie figlie.

Come se, ci domandiamo noi, i figli non siano anche del padre. Come se Francesco, per la sua condizione di disabile (che lui non vive come tale, per di più), non abbia gli stessi diritti di tutti i padri.

E Francesco Montalbano, va precisato, più volte ha “giustificato” (bontà sua!) l’atteggiamento anche dei giudici, definendo come “giusto” che “le figlie piccole stiano con la madre”.

Adesso, però, Francesco sta male, è stato in fin di vita all’Ospedale “Maggiore” di Modica, in coma per due settimane. La città si è mobilitata per intero, ad iniziare dai suoi amici più cari, per finire con vere e proprie processioni nel nosocomio che lo ospita, che hanno fatto comprendere all’uomo il significato di “essere amato collettivamente”. Francesco è un buono, un uomo di altri tempi. Una persona che, è difficile a credersi, non contempla il “male” nel prossimo e ne cerca sempre una giustificazione per qualsivoglia atteggiamento.

Eppure il suo desiderio più grande, il medesimo che ha pronunziato appena svegliatosi miracolosamente dal coma, è stato quello di un qualsiasi padre: “Vorrei vedere le mie bambine”.

E la madre? No, la madre ha “opposto” un campo estivo (al quale la bambina più grande parteciperà nel mese di luglio) alla legittima (e pensiamo noi umana) voglia di riabbracciare le figlie.

In mezzo lettere del padre agli assistenti sociali e, persino, alla scuola che le bimbe frequentano nel nord Italia che mai, sottolineano mai, hanno trovato riscontro.

Può una madre (o un padre) gestire la propria mono genitorialità in maniera esclusiva?

Ci appelliamo alla giustizia, così come fa Francesco, non potendo far leva sulla sensibilità della moglie, affinchè questo padre martoriato e sfortunato, possa quantomeno ristabilire il “sogno” paterno di abbracciare le proprie figlie, a maggior ragione in un momento così precario.

Perché lo meriterebbe qualsiasi padre e perché, chi conosce Francesco, chi ha la fortuna di apprezzarne la purezza di quegli occhi, chi sogna che la bontà non sia un limite, possa comprendere che la giustizia esiste e che “piccoli” dispetti fra coniugi non possano gravare sulla condizione di un padre, che sogna solo di abbracciare e baciare le creature che ha messo al mondo!

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

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